Ecommerce e Internet of Thing, l’Italia sta crescendo

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Chiunque di utilizzando Internet ogni giorno si sarà accorto che oggi viviamo nell’era degli oggetti interconnessi. Dal computer, dai dispositivi (tablet, smartphone) interfacciati con le app possiamo controllar la nostra casa casa, quella della Internet of Thing. Una rivoluzione enorme che permetterà (in realtà ci consente già) a quasi a tutti noi di “dialogare” con il condizionatore, il frigo o gli altri elettrodomestici al semplice touch su un display o tramite i più innovativi sistemi di comando vocale.

La rivoluzione in casa

Era il 1999 quando Kevin Ashton, cofondatore e direttore esecutivo di Auto-ID Center (un importante consorzio di ricerca con sede al prestigioso MIT di Boston) coniò e utilizzò per la prima volta il termine Internet of Thing, scelto per descrivere un sistema in cui il mondo fisico è connesso alla Rete attraverso dei sensori.

Quella che sembrava fantascienza è diventata realtà, al punto che non solo il frigo può “leggere” la data di scadenza degli alimenti conservati (e inviare notifiche che ricordano la lista della spesa), ma anche le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall’altra parte del globo.

20 miliardi di oggetti interconnessi

Imprese e consumatori privati sembrano sempre più interessati a questa rivoluzione, e i numeri confermano la grande attenzione sul tema tecnologia: come rivelato da uno studio dell’Istituto per la Competitività presentato a Bruxelles, entro i prossimi tre anni in tutto il mondo si conteranno 20 miliardi gli oggetti “comunicanti” e connessi, contro i 5 miliardi che esistevano nel 2015.

La grande maggioranza di questi (il 63%), in particolare, si diffonderà nel segmento consumer.

Lo sviluppo dell’e-Commerce in Italia

Se vogliamo una rivoluzione è stata la proliferazione del commercio elettronico che, ad oggi, rappresenta la nuova frontiera del mercato, sempre più orientato al digitale.

Non è un caso che anche l’Italia, pur essendo ancora “periferia” di questo movimento, abbia qualche esempio positivo: uno dei principali distributori di materiale tecnologico sul territorio nazionale, Unieuro, ha ampliato la sua offerta con una crescente offerta di prodotti domotici, e sempre made in Italy sono anche gli strumenti per risparmiare sulla spesa, grazie ai codici sconto e offerte esclusive offerte da Unieuro.

Dove possiamo trovare i codici sconto Unieuro? In nostro aiuto negli ultimi anni sono nati molti siti specializzati nel settore “codici sconto”, che grazie a particolari collaborazioni dirette con i negozi online posso offrire offerte molto vantaggiose.

Girando in rete ho cercato proprio siti dedicati alla diffusione di coupon sconto. In questo momento ho scovato un sito dove possiamo ad esempio trovare un codice sconto Unieuro del 22% valido su tutti gli acquisti effettuati sul sito. Unieuro rilascia molti codici sconto nel corso del mese, in base a specifiche strategie di mercato, vi consigliamo quindi di controllare spesso la presenza di nuove offerte.

Una evoluzione che ha permesso a noi semplici utenti di risparmiare, anche ad alti livelli, per mezzo dei sistemi di scontistica e coupon presenti online.

Il recupero del Belpaese

A partire da questo, come detto, anche l’Italia sta cambiando “abitudini”, e se oggi il mercato europeo dell’IoT ammonta a circa 60 miliardi di euro, sempre entro il 2020 le stime prevedono il superamento della soglia degli 80 miliardi, grazie sia alle performance di Regno Unito, Germania, Francia (che già attualmente rappresentano i mercati più solidi e innovativi, con una quota del 55% sugli acquisti di queste tecnologie) che al “recupero” del nostro Paese.

Passi in avanti

Di certo, però, serve un ulteriore scatto anche nella tendenza agli acquisti online, altro parametro in cui l’Italia (e i suoi consumatori) sembrano in ritardo rispetto agli altri abitanti del Vecchio Continente: in termini numerici, il canale di vendita digitale ha un impatto medio sul fatturato delle grandi imprese europee pari all’incirca al 20%, mentre nel Belpaese si limita al 12%, uno dei valori più bassi di tutta l’Ue (e lontanissimo dal primo posto detenuto dalle imprese irlandesi, dove il Web impatta per il 45%), come rivelato dal rapporto “The impact of digitalization on business-to-consumer relationship”, curato da Silvia Compagnucci e Stefano da Empoli.

Una tendenza globale

È chiaro comunque che noi italiani siamo “destinati” a maturare per non restare troppo indietro, seguendo le tendenze globali anche nel settore dell’Internet of Thing: dal punto di vista economico, la tecnologia applicata agli strumenti quotidiani dovrebbe passare da un fatturato globale attuale di 600 miliardi di euro a oltre 1,70 bilioni di euro già entro i prossimi due anni, ma già in questo 2017 dovrebbe essere superata per la prima volta la soglia del bilione.

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